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La Memoria
Chi ci ricorda perché una Repubblica non può dimenticare

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Ci sono persone che cambiano un Paese con le loro idee. E ce ne sono altre che lo cambiano con il loro esempio.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino appartengono a questa seconda categoria.

Sapevano che la loro scelta avrebbe avuto un prezzo. Conoscevano il rischio, eppure non hanno arretrato. Hanno dimostrato che il coraggio non è l'assenza della paura, ma la decisione di non permettere alla paura di guidare le proprie azioni.

Per Articolo140 non sono soltanto due magistrati uccisi dalla mafia. Sono il simbolo di una cittadinanza vissuta fino in fondo: quella che considera lo Stato non un'entità astratta, ma una responsabilità personale.

Il loro insegnamento va oltre la lotta alla mafia. Ci ricordano che la legalità non vive nelle leggi, ma nelle persone che hanno il coraggio di difenderle. E che la Repubblica esiste davvero solo quando qualcuno è disposto a servirla anche a costo della propria vita.

Per questo Falcone e Borsellino non appartengono al passato. Appartengono al futuro dell'Italia. Finché continueremo a ricordarli non come vittime, ma come esempi, la mafia avrà perso la sua battaglia più importante: quella contro la speranza.

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Le ottantuno persone che persero la vita nella Strage di Ustica non hanno scelto di diventare un simbolo. Lo sono diventate perché, insieme alle loro vite, è rimasta sospesa una domanda che attraversa la coscienza della Repubblica: gli italiani hanno diritto alla verità?

Per Articolo140 la memoria di Ustica non appartiene soltanto al dolore dei familiari. Appartiene a tutti i cittadini.

Una democrazia non si misura solo dalla capacità di garantire libertà e sicurezza. Si misura anche dal coraggio di accertare la verità sui propri misteri, senza zone d'ombra e senza ragioni di Stato che possano prevalere sul diritto dei cittadini a conoscere i fatti.

Ricordare Ustica significa assumere un impegno: nessuna Repubblica può dirsi pienamente libera finché una parte della sua storia rimane avvolta dall'incertezza.

La memoria non serve a coltivare il sospetto. Serve a pretendere la verità. Perché senza verità non esiste una cittadinanza pienamente consapevole.

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Stazione di Bologna

La Strage di Bologna non colpì soltanto ottantacinque persone innocenti. Colpì la Repubblica.

Quando il terrorismo sceglie una stazione ferroviaria, non sceglie un obiettivo militare. Sceglie un luogo della vita quotidiana. Colpisce cittadini comuni per diffondere paura e convincere una società che nessun luogo è più sicuro.

Per Articolo140 ricordare Bologna significa difendere un principio semplice: nessuna idea politica, nessuna ideologia e nessuna ragione di Stato possono giustificare il sacrificio di vite innocenti.

La memoria non serve ad alimentare l'odio. Serve a rafforzare la democrazia.

Una Repubblica che dimentica le proprie ferite diventa più vulnerabile. Una Repubblica che le ricorda con onestà diventa più forte.

Per questo la Stazione di Bologna appartiene al Padiglione della Memoria. Perché ci ricorda che la libertà ha un prezzo e che la difesa della democrazia comincia dal rifiuto assoluto della violenza politica.

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