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Attenti ai Lucignolo di turno!

  • Immagine del redattore: Caricasole Flavio
    Caricasole Flavio
  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Nella vita pubblica esiste un paradosso che spesso non vogliamo vedere.

Chi appare più deciso, più categorico, più “senza dubbi”, non sempre è il più forte.

A volte è il più insicuro.


La sicurezza autentica non ha bisogno di gridare.

Chi è davvero solido può permettersi di ascoltare, di cambiare idea, di ammettere un errore. Può convivere con la complessità.

Può accettare che il mondo non sia riducibile a slogan.


L’insicurezza, invece, cerca protezione nella rigidità.

Trasforma il dubbio in fastidio.

Vive il confronto come minaccia.

Reagisce con aggressività perché teme di perdere terreno.

È un meccanismo umano, non solo politico.

Ma in politica diventa più visibile e più pericoloso.


Anche l’aggressività spesso è una maschera.

Dietro il tono duro, dietro la frase tagliente, può esserci paura: paura del cambiamento, della perdita di status, della complessità che non si riesce a controllare.

L’aggressione diventa una forma di difesa.


In questo clima trovano spazio movimenti che semplificano tutto.

Movimenti che dividono il mondo in amici e nemici.

Che promettono soluzioni rapide a problemi strutturali.

Che offrono identità forti in cambio di obbedienza e appartenenza.


Storicamente, molte correnti hanno intercettato queste dinamiche, con espressioni che fanno leva proprio su sentimenti quali la nostalgia, l'insicurezza, il bisogno di ordine, il rifiuto della complessità.


La promessa è semplice: “Vi togliamo il peso del dubbio. Decidiamo noi. Seguiteci.”

È una proposta rassicurante, soprattutto in tempi incerti.

Ma rassicurare non significa maturare.


Viene in mente la figura di Lucignolo nelle avventure di Pinocchio di Carlo Collodi.

Lucignolo invita a fuggire dal dovere, dalla scuola, dalla fatica della crescita.

Promette il Paese dei Balocchi: divertimento senza responsabilità, libertà senza conseguenze.

Sembra una liberazione. In realtà è una regressione.


Anche nella politica adulta può accadere qualcosa di simile.

Si hanno 50 o 60 anni, ma si elude la complessità come farebbe un adolescente.

Si rifiuta la responsabilità di governare processi lunghi e difficili.

Si preferisce indicare un nemico, costruire uno scontro, semplificare la realtà fino a deformarla.


La maturità democratica è l’opposto.

Significa accettare che non esistono soluzioni magiche.

Che i problemi hanno più cause.

Che governare implica mediazione, studio, pazienza.

Significa riconoscere i propri limiti, non nasconderli dietro una postura aggressiva.


Non tutti i toni decisi nascono dalla paura.

Non tutta la fermezza è insicurezza.

Ma quando la forza si accompagna al rifiuto del confronto, quando l’identità si costruisce solo contro qualcuno, quando l’aggressività sostituisce l’argomentazione, è lecito chiedersi quale fragilità stia cercando di coprire.


Una società matura non si lascia sedurre dal rumore.

Sa distinguere tra leadership solida e teatralità.

Tra fermezza e rigidità.

Tra coraggio e ostinazione.


Crescere, come individui e come comunità, significa proprio questo: non fuggire nel Paese dei Balocchi quando la realtà si fa complessa.

Ma affrontarla con responsabilità adulta.

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