top of page

Iscriviti nella nostra mailing list per rimanere aggiornat* sulle nostre iniziative

Leggi il post e condividi con le persone che stimi!
Articolo140 cresce per passaparola naturale, non per campagne social.

Attualità - Quando la politica regala privilegi

30 lug
Tempo di lettura: 2 min

Dal Fatto Quotidiano del 29 luglio:

"Manovra, via alle promesse.

FI vuole lo sconto ai ricchi"


C'è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci.

La politica di oggi è ancora all'altezza della complessità della società che dovrebbe governare?

Sempre più spesso sembra di no.

La società è diventata più articolata, l'economia più globale, la tecnologia più veloce, gli equilibri sociali più delicati.

Governare tutto questo richiede competenza, visione e capacità di tenere insieme interessi diversi senza perdere di vista il bene comune.

Eppure troppo spesso la politica sceglie la strada più semplice.


Quando manca la capacità di affrontare la complessità, cresce la tentazione di sostituire il governo con il favore.

È una scorciatoia. Invece di costruire regole giuste e durature, si concedono vantaggi immediati alle categorie più forti, nella speranza di ottenerne consenso, appoggio o semplicemente di evitare conflitti.

Non è una scelta di coraggio. È una rinuncia al proprio ruolo.

Ogni tanto assistiamo così a una scena che dovrebbe farci riflettere.

Non sono gli imprenditori, gli investitori o i grandi patrimoni a chiedere nuove agevolazioni. È la politica che si affretta a offrirle.

Lo fa quasi preventivamente, come se il proprio compito fosse quello di soddisfare chi possiede maggiore forza economica, anziché rappresentare l'interesse generale.

Ed è proprio qui che nasce il problema.


Una buona politica non concede privilegi. Costruisce regole eque.

Chi crea ricchezza svolge una funzione preziosa per la società.

Investe, rischia, innova, dà lavoro e contribuisce alla crescita del Paese.

Questo merita rispetto e un sistema fiscale stabile, semplice e prevedibile.


Ma una cosa è riconoscere il valore di chi produce ricchezza.

Un'altra è distribuire vantaggi senza una ragione di interesse pubblico.

Quando le agevolazioni vengono concesse senza dimostrare quale beneficio produrranno per la collettività, non siamo più davanti a una politica economica.

Siamo davanti a una politica che smette di rappresentare tutti e comincia a rincorrere gli interessi di alcuni.

Il paradosso è che, qualche volta, perfino persone molto ricche dichiarano di non aver bisogno di questi privilegi o arrivano a sostenere che un sistema più equilibrato sarebbe nell'interesse dell'intera società.


Se accade questo, significa che la politica ha perso il senso della misura.


Lo Stato non deve essere ostile verso chi ha successo. Ma non deve nemmeno trasformarsi nel dispensatore di privilegi.

Il suo compito è un altro: garantire che le regole siano giuste, che ciascuno contribuisca secondo le proprie possibilità e che nessuna categoria riceva trattamenti di favore scollegati dal bene comune.

La fiducia nelle istituzioni nasce proprio da questa imparzialità.


Quando i cittadini vedono una politica che strizza l'occhio ai più forti invece di tutelare l'equilibrio dell'intera comunità, non si incrina soltanto il sistema fiscale.

Si incrina il patto di fiducia tra lo Stato e i cittadini.


Una Repubblica autorevole non distribuisce favori.

Costruisce equità.

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page