Big Tech: il miglior antidoto ai monopoli è costruire alternative
Le grandi piattaforme digitali sono diventate parte integrante della nostra vita. Attraverso i loro servizi lavoriamo, comunichiamo, acquistiamo, ci informiamo e utilizziamo l'intelligenza artificiale.
Il loro potere economico e tecnologico supera ormai quello di molti Stati e continua a crescere con una velocità impressionante.
Di fronte a questa realtà, la politica concentra quasi tutta la propria attenzione su regole, sanzioni e limiti.
Sono strumenti necessari, ma non affrontano la questione più importante.
Perché investiamo così poco nella costruzione di alternative credibili?
Una democrazia non dovrebbe limitarsi a contenere i monopoli. Dovrebbe creare le condizioni perché possano nascere nuovi protagonisti, capaci di innovare e di competere.
Molti ritengono che sia un obiettivo irrealistico, perché nessuna nuova impresa potrebbe raggiungere in pochi anni le dimensioni delle Big Tech. Ma è proprio questo l'errore.
Un'alternativa non deve essere subito più grande del monopolista per essere utile. Basta che dimostri che un'altra strada è possibile.
È in quel momento che cambiano gli equilibri.
Il monopolista non teme soltanto chi potrebbe superarlo. Teme soprattutto chi mette in discussione la convinzione che il suo dominio sia inevitabile. Da quel momento non può più permettersi di considerare gli utenti una certezza acquisita e viene spinto a innovare, migliorare i servizi e rispettare maggiormente chi li utilizza.
La concorrenza non serve soltanto a conquistare quote di mercato.
Serve a limitare l'arroganza del potere.
Questo principio vale ben oltre il mondo della tecnologia. Ogni concentrazione di potere, economico, politico o culturale, tende naturalmente ad allargarsi quando non incontra alternative credibili.
Per questo Articolo 140 propone una strategia diversa.
Non scegliere dall'alto i futuri campioni nazionali, ma costruire un ecosistema che favorisca la nascita continua di nuove imprese, piattaforme e tecnologie.
L'Europa dispone di università eccellenti, ricercatori di talento e imprenditori capaci. Quello che spesso manca è una politica industriale paziente e coraggiosa che accompagni questi progetti nel tempo.
Ogni nuova iniziativa, anche se inizialmente piccola, rappresenta un investimento nella libertà. Perché ricorda a chi è diventato troppo grande che nessun potere è destinato a rimanere incontrastato per sempre.
L'ecosistema della fiducia si fonda anche su questo principio.
La migliore difesa contro un monopolio non è soltanto limitarne il potere. È rendere possibile la nascita del suo concorrente.
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