Equità fiscale? Non basta la parola.
- 4 lug
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Equità fiscale. Tutti ne parlano. Ma siamo sicuri di aver chiarito cosa significhi davvero?
Oggi il nostro sistema si basa su un principio costituzionale: la progressività.
Chi guadagna di più paga, in proporzione, di più.
È giusto? In teoria sì. Nella pratica, molto meno.
Perché quando le aliquote diventano troppo alte, accade qualcosa di prevedibile: cresce la resistenza. Cresce l’elusione. Cresce l’evasione.
E alla fine, il sistema perde credibilità.
Allora proviamo a cambiare prospettiva.
E se l’equità non stesse nella progressività, ma nella proporzionalità?
Immaginiamo un’aliquota unica, chiara, uguale per tutti.
Ad esempio il 25%.
Chi guadagna poco, pagherebbe poco.
Chi guadagna molto, pagherebbe molto.
Semplice. Trasparente. Comprensibile.
Ma soprattutto: difficilmente contestabile.
Perché quando tutti sanno di contribuire nella stessa misura in proporzione alle proprie disponibilità, si rafforza il senso di partecipazione.
E si riduce l’incentivo a sottrarsi.
Non è solo una questione tecnica. È una questione di fiducia.
E poi c’è un altro tema, ancora più delicato, di cui si parla troppo poco: la trasmissione della ricchezza.
Oggi le imposte di successione sono, nei fatti, marginali.
Questo significa che patrimoni anche molto rilevanti possono passare integralmente da una generazione all’altra, indipendentemente dal merito, dalle capacità, dal contributo alla società.
Il risultato?
Figli che ereditano ricchezze costruite da genitori capaci, senza necessariamente avere le stesse qualità.
E una società che si irrigidisce, dove le posizioni si cristallizzano.
Allora anche qui vale la pena porsi una domanda.
È davvero equo che la ricchezza si trasferisca quasi intatta, senza una restituzione alla collettività che ha contribuito — direttamente o indirettamente — a crearla?
Forse serve un riequilibrio.
Non una penalizzazione, ma una forma di “giubileo”: una restituzione parziale, che mantenga il valore delle famiglie ma riconosca anche il ruolo della società nel generare quella ricchezza.
Due temi diversi, un unico filo conduttore.
L’equità non è solo quanto si paga.
È come si costruisce, si distribuisce e si restituisce valore nel tempo.
E forse è arrivato il momento di rimettere in discussione anche ciò che oggi diamo per scontato.
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