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Il Barone di Münchhausen è entrato in politica?

19 ago
Tempo di lettura: 2 min

Da bambino leggevo le avventure del Barone di Münchhausen.

Era un personaggio affascinante, capace di raccontare imprese impossibili e storie così incredibili da far sorridere chiunque le ascoltasse.

La sua forza stava proprio nell'immaginazione: tutti sapevano che erano favole e nessuno le scambiava per la realtà.


Oggi, invece, assistiamo a un fenomeno molto diverso.

Sempre più spesso alcuni leader politici raccontano fatti palesemente falsi, negano l'evidenza o riscrivono gli avvenimenti anche quando sono sotto gli occhi di tutti.

Non si tratta più di semplici esagerazioni o di promesse difficili da mantenere, ma di una comunicazione nella quale la verità diventa secondaria rispetto all'effetto che si vuole ottenere.

Il problema non è che un politico possa mentire.

È sempre accaduto e continuerà probabilmente ad accadere.

Ciò che dovrebbe preoccuparci è il rischio che la menzogna diventi un metodo accettato di fare politica e che i cittadini finiscano per considerarla una componente inevitabile del confronto democratico.


Quando una bugia viene smentita dai fatti e il giorno successivo ne prende il posto un'altra ancora più clamorosa, il pericolo maggiore non è la singola falsità, ma l'assuefazione.

Poco alla volta smettiamo di sorprenderci, abbassiamo il livello delle nostre aspettative e ci convinciamo che "sono tutti uguali".

È in quel momento che la democrazia comincia davvero a indebolirsi.

La democrazia, infatti, può funzionare solo se i cittadini sono messi nelle condizioni di scegliere conoscendo la realtà.

Se i fatti vengono sostituiti da narrazioni costruite per ottenere consenso, la libertà di scelta perde progressivamente significato.

La verità non appartiene alla destra o alla sinistra. È il terreno comune sul quale può esistere qualsiasi confronto democratico.


Per questo chi mente consapevolmente ai cittadini non tradisce soltanto una promessa elettorale, ma consuma il patrimonio più prezioso di una Repubblica: la fiducia.

Non dovremmo mai arrivare ad applaudire chi racconta la storia più efficace invece di quella più vera, né giustificare una menzogna perché pronunciata da chi sostiene le nostre idee.

Ogni volta che accettiamo una falsità per convenienza, contribuiamo a rendere più fragile la qualità della nostra democrazia.

L'ecosistema della fiducia non pretende politici infallibili.

Gli errori fanno parte dell'attività di governo e possono essere compresi se vengono riconosciuti con onestà.

Ciò che non può diventare normale è la sostituzione sistematica della verità con la propaganda.


Una Repubblica può superare governi deboli, decisioni sbagliate e persino gravi crisi. Ciò che difficilmente può sopportare a lungo è una politica nella quale la menzogna venga considerata uno strumento legittimo di governo.

Per questo non dovremmo mai abituarci.

Reagire non significa alzare la voce, ma pretendere che la verità torni a essere il primo dovere di chi chiede la fiducia dei cittadini.

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