Il Giubileo del debito pubblico
Esiste un debito che nessuno ha votato.
Eppure lo pagheranno tutti.
È il debito pubblico.
Ogni generazione eredita qualcosa da quella precedente: cultura, infrastrutture, conoscenze, libertà conquistate.
Ma eredita anche errori.
Il problema nasce quando gli errori diventano un'eredità obbligatoria.
Negli ultimi decenni abbiamo costruito una parte del nostro benessere caricandone il costo sul futuro. Abbiamo finanziato spesa corrente con nuovo debito, rinviando continuamente il momento in cui qualcuno avrebbe dovuto pagarne il prezzo.
Quel "qualcuno" sono diventati i nostri figli.
E domani saranno i nostri nipoti.
Questo non è soltanto un problema economico.
È una questione di giustizia.
Ogni generazione ha il diritto di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che ha ricevuto.
Non uno più povero.
Non uno più indebitato.
Non uno con meno possibilità di scegliere.
Per questo Articolo 140 propone un principio nuovo.
Il Giubileo del debito pubblico.
Non significa cancellare il debito con un colpo di spugna.
Sarebbe irresponsabile, oltre che impossibile.
Significa avere il coraggio di distinguere ciò che è stato un investimento da ciò che è stato un consumo.
Un conto è indebitarsi per costruire una scuola, un ospedale, una rete ferroviaria, un'infrastruttura digitale o un sistema energetico che servirà anche ai cittadini di domani.
Un altro conto è chiedere ai cittadini di domani di pagare spese che hanno prodotto benefici solo per chi vive oggi.
Questa distinzione dovrebbe diventare un principio costituzionale della finanza pubblica.
Ogni generazione dovrebbe essere chiamata a finanziare, con le proprie risorse, il costo del proprio benessere quotidiano.
Il debito dovrebbe essere riservato quasi esclusivamente agli investimenti destinati a creare valore anche per le generazioni future.
Ma il Giubileo significa anche altro.
Significa fermarsi periodicamente e chiedersi se tutte le spese pubbliche continuino ad avere una ragione di esistere.
Nel tempo, ogni Stato accumula enti, agevolazioni, sussidi, incentivi, partecipazioni, norme e strutture create per risolvere problemi del passato.
Molte rimangono in piedi anche quando il problema è scomparso.
Ogni anno aggiungiamo nuovi capitoli di spesa.
Quasi mai troviamo il coraggio di chiuderne qualcuno.
Così il debito cresce lentamente, senza che nessuno se ne accorga davvero.
Per Articolo 140 il Giubileo del debito significa anche questo: riesaminare periodicamente l'intera spesa pubblica, eliminare ciò che non serve più, semplificare ciò che è diventato ridondante e liberare risorse per ciò che serve davvero.
Non è austerità.
È responsabilità.
La politica non dovrebbe essere giudicata da quanto denaro riesce a spendere.
Ma da quanto futuro riesce a costruire.
Ogni euro di debito è una promessa fatta da qualcuno a nome di qualcun altro.
Per questo nessun governo dovrebbe poter trasferire con leggerezza il costo delle proprie decisioni su cittadini che non hanno ancora avuto la possibilità di votare.
Una Repubblica giusta non misura il proprio successo dalla quantità di ricchezza che distribuisce oggi.
Lo misura dalla libertà che lascia a chi verrà domani.
Per Articolo 140 il Giubileo del debito pubblico è questo.
Non un condono.
Non una scorciatoia.
Ma un patto di lealtà tra le generazioni.
Perché la politica ha il diritto di prendere in prestito dal futuro.
Non ha il diritto di ipotecarlo.
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