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Il Giubileo delle concessioni

10 ott
Tempo di lettura: 2 min

Le concessioni pubbliche sono uno strumento utile.

Permettono allo Stato di affidare a soggetti privati la gestione di beni, servizi o infrastrutture che rimangono di interesse collettivo.

Possono favorire investimenti, migliorare l'efficienza e offrire ai cittadini servizi di qualità.


Tutto questo, però, si fonda su un principio molto semplice: una concessione non è una proprietà.


È un incarico che lo Stato affida per un determinato periodo, nell'interesse della collettività.

Con il passare degli anni, però, questo principio si è spesso affievolito.

Molte concessioni sono state prorogate più volte, altre sono rimaste sostanzialmente immutate per decenni, altre ancora hanno generato situazioni nelle quali il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato è diventato sempre meno chiaro.


Il problema non riguarda un singolo settore.

Vale per le concessioni demaniali, per alcune grandi infrastrutture, per lo sfruttamento di risorse naturali, per servizi pubblici e per molte altre attività affidate nel tempo a operatori privati.


Naturalmente non tutte queste situazioni sono uguali.

Esistono concessionari che hanno investito, innovato e svolto il proprio lavoro con grande responsabilità.

Altri casi, invece, mostrano come il trascorrere del tempo possa trasformare uno strumento temporaneo in una posizione consolidata.


Per Articolo 140 il punto non è mettere in discussione chi opera correttamente.

Il punto è rimettere al centro il principio secondo cui ogni concessione deve continuare a dimostrare di servire l'interesse generale.

Da questa idea nasce il Giubileo delle concessioni.


Periodicamente lo Stato dovrebbe riesaminare tutte le principali concessioni pubbliche, verificando se le condizioni che ne avevano giustificato l'affidamento siano ancora attuali, se gli impegni assunti siano stati rispettati e se il rapporto tra benefici privati e vantaggi per la collettività sia ancora equilibrato.


Questo non significa creare incertezza né scoraggiare gli investimenti.

Al contrario, significa offrire regole chiare e trasparenti, uguali per tutti, sapendo che ogni concessione sarà valutata sulla base dei risultati ottenuti e non semplicemente del tempo trascorso.


Il Giubileo delle concessioni richiede anche una maggiore trasparenza.

I cittadini dovrebbero poter conoscere con facilità quali beni pubblici sono concessi, a quali condizioni, con quali obblighi e con quali benefici per la comunità.

Quando un bene appartiene a tutti, anche le modalità con cui viene gestito devono essere pienamente comprensibili a tutti.


Una Repubblica moderna non deve diffidare dei soggetti privati.

Deve però ricordare che il patrimonio pubblico appartiene ai cittadini e che ogni concessione rappresenta una responsabilità prima ancora che un'opportunità economica.


Per questo il Giubileo delle concessioni non nasce dalla sfiducia verso chi gestisce un bene pubblico.

Nasce dalla consapevolezza che nessun affidamento può trasformarsi, con il semplice trascorrere del tempo, in un diritto permanente.


Ogni concessione dovrebbe poter essere confermata quando continua a produrre valore per la collettività, modificata quando le condizioni sono cambiate o sostituita quando non risponde più all'interesse pubblico.


Per Articolo 140 questo significa amministrare con responsabilità.

Non considerare eterno ciò che, per sua natura, è stato affidato soltanto in custodia.


Perché ciò che appartiene alla Repubblica appartiene ai cittadini di oggi, ma anche a quelli di domani.

E ogni generazione ha il dovere di consegnare quel patrimonio nelle migliori condizioni possibili a quella successiva.

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