Il Giubileo delle partecipazioni pubbliche
Nel corso degli anni lo Stato, le Regioni e gli enti locali hanno dato vita a un numero molto elevato di società partecipate.
Alcune gestiscono servizi essenziali come il trasporto pubblico, l'acqua, l'energia o la raccolta dei rifiuti.
Altre sono nate per svolgere attività specifiche, promuovere lo sviluppo di un territorio o rispondere a esigenze che, in quel momento storico, sembravano importanti.
Molte di queste realtà svolgono ancora oggi un ruolo fondamentale e rappresentano un patrimonio di competenze che il Paese deve valorizzare.
Altre, invece, sono rimaste in vita anche quando le condizioni che ne avevano giustificato la nascita sono cambiate. In alcuni casi le funzioni si sono sovrapposte, in altri si sono moltiplicati i costi amministrativi, in altri ancora le società hanno progressivamente perso la loro missione originaria.
Per Articolo 140 il problema non è l'esistenza delle partecipazioni pubbliche.
Il problema nasce quando la loro permanenza non viene più sottoposta a una verifica periodica.
Da questa riflessione nasce il Giubileo delle partecipazioni pubbliche.
Ogni società partecipata dovrebbe essere riesaminata con regolarità, ponendosi alcune domande semplici.
La sua funzione è ancora necessaria?
Continua a produrre un valore che il mercato, da solo, non sarebbe in grado di garantire?
I cittadini ricevono un servizio migliore grazie alla sua esistenza?
Le risorse pubbliche impiegate sono proporzionate ai benefici ottenuti?
Queste domande non servono a mettere in discussione il lavoro delle persone che operano nelle partecipate.
Servono a verificare se lo strumento scelto molti anni fa continui a essere il più adatto per rispondere ai bisogni di oggi.
In alcuni casi la risposta sarà positiva e la partecipazione pubblica dovrà essere confermata e rafforzata.
In altri casi sarà opportuno riorganizzare le attività, accorpare strutture che svolgono funzioni simili o ridefinire gli obiettivi.
In altri ancora potrà essere ragionevole concludere che quella partecipazione abbia esaurito la propria funzione e che le risorse possano essere impiegate in modo più utile per la collettività.
Il punto fondamentale è che nessuna struttura pubblica dovrebbe continuare a esistere soltanto perché è sempre esistita.
Una Repubblica moderna ha il dovere di amministrare con responsabilità il patrimonio che appartiene ai cittadini.
Questo significa anche avere il coraggio di verificare periodicamente se ogni organizzazione pubblica continui a rispondere alla missione per la quale era stata creata.
Per Articolo 140 il Giubileo delle partecipazioni pubbliche non è una stagione di tagli indiscriminati né un processo di privatizzazione generalizzata.
È un esercizio di responsabilità.
Conservare ciò che funziona.
Migliorare ciò che può essere migliorato.
Superare ciò che non risponde più all'interesse generale.
Perché ogni euro investito dallo Stato appartiene ai cittadini e merita di essere utilizzato nel modo più efficace possibile.
Una Repubblica non si rafforza aumentando il numero delle proprie strutture.
Si rafforza quando ogni sua struttura continua a dimostrare, nel tempo, di essere realmente utile alla comunità.
Giusto, però quanti voti prenderebbe il partito che facesse una proposta di questo tipo. Siamo il Paese delle lobby (tassisti, farmacisti, balneari, ecc.) e toccare gli interessi (anche se ingiusti e quindi privilegi) di qualcuno non risulterebbe molto popolare. Pensiamo solo a che fine hanno fatto le diverse iniziative di spending review. Detto questo però la strada è giusta se vogliamo diventare un Paese "giusto".