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Articolo140 cresce per passaparola naturale, non per campagne social.

Il "Giubileo" di Articolo140

29 ago
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 30 ago

Ogni epoca affronta i problemi del proprio tempo e cerca di risolverli con gli strumenti che ha a disposizione.

Nascono nuove leggi, si costruiscono istituzioni, si introducono regole, si avviano grandi progetti.

Tutto questo è naturale ed è il modo con cui una società prova a migliorarsi.


Il problema è che nessuna decisione umana è perfetta.

Anche le riforme migliori, con il passare degli anni, possono produrre effetti inattesi.

Le esigenze cambiano, la tecnologia evolve, la società si trasforma e ciò che ieri rappresentava una buona soluzione può diventare, lentamente, un ostacolo.

Eppure la politica è molto più abituata ad aggiungere che a rivedere.

Nuove norme si sommano alle precedenti, nuove strutture si affiancano a quelle esistenti, nuovi interventi cercano di correggere gli effetti di decisioni passate, senza che ci si fermi mai a chiedere se quelle decisioni abbiano ancora senso.


Per Articolo 140 questa è una delle principali debolezze della nostra Repubblica.


Da questa riflessione nasce il concetto di Giubileo.

Il riferimento richiama l'antica tradizione biblica, nella quale periodicamente si rimettevano in equilibrio situazioni che il tempo aveva reso ingiuste.

Non si trattava di cancellare il passato, ma di impedire che gli squilibri diventassero permanenti e che le persone restassero prigioniere di condizioni ormai consolidate.

Articolo 140 riprende quello stesso principio in una forma laica e moderna.


Il Giubileo non è una misura straordinaria e non è una riforma specifica.

È un metodo di governo. 

Significa riconoscere che ogni sistema, se lasciato evolvere per molti anni senza essere riesaminato, tende ad accumulare complessità, privilegi, inefficienze e disuguaglianze.


Per questo una Repubblica dovrebbe prevedere momenti periodici di revisione delle proprie scelte più importanti.

Non per cambiare tutto ogni volta, ma per verificare se ciò che è stato costruito continui davvero a perseguire il bene comune.

Alcune decisioni si dimostreranno ancora valide e andranno confermate. Altre avranno bisogno di essere aggiornate.

Altre ancora dovranno essere superate perché hanno esaurito la loro funzione.


Questo approccio richiede una qualità che spesso manca alla politica: l'umiltà.

Uno Stato forte non è quello che considera perfette le proprie decisioni.

È quello che sa riconoscere quando una legge, un'istituzione o una politica pubblica hanno bisogno di essere ripensate.


Per questo il Giubileo non appartiene né alla destra né alla sinistra.

È un principio di buona amministrazione e di responsabilità verso le generazioni future.

Nei prossimi articoli vedremo come questo principio possa essere applicato in molti ambiti della vita pubblica: dalla burocrazia alla giustizia, dal debito pubblico ai territori, dall'economia alle concessioni e ad altri settori nei quali il tempo ha trasformato strumenti utili in problemi ormai strutturali.


Per Articolo 140 governare non significa soltanto prendere decisioni.

Significa anche avere il coraggio di rivederle quando la realtà dimostra che è arrivato il momento di farlo.


Perché una Repubblica cresce non quando pretende di avere sempre ragione, ma quando sa imparare dalla propria esperienza.

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