Il razzismo non esiste
- Caricasole Flavio

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 1 min
Il razzismo? Non esiste.
O meglio: non esiste più come pensiamo che debba esistere.
Non ci sono (quasi più) leggi che distinguono apertamente tra persone.
Non ci sono dichiarazioni esplicite, pubbliche, accettate.
E allora ci convinciamo che il problema sia superato.
Ma è davvero così?
Forse abbiamo semplicemente cambiato forma.
Oggi il razzismo non si manifesta tanto nelle parole gridate, quanto nelle scelte silenziose.
Chi assumiamo.
Di chi ci fidiamo.
Chi consideriamo “uno di noi”.
Chi invece resta sempre “altro”.
Non è odio. È distanza.
Una distanza che si costruisce lentamente, quasi senza accorgercene.
Attraverso stereotipi, abitudini, narrazioni ripetute nel tempo.
E poi diventa sistema.
Quartieri che si separano.
Opportunità che si distribuiscono in modo diseguale.
Percorsi di vita che partono già con ostacoli diversi.
Senza bisogno di dichiararlo.
E allora possiamo anche continuare a dire che il razzismo “non esiste”.
Ma forse dovremmo aggiungere: non esiste più nella forma che siamo disposti a riconoscere.
Perché riconoscerlo davvero richiederebbe qualcosa di più scomodo.
Mettere in discussione non solo gli altri, ma anche noi stessi.
Le nostre scelte quotidiane.
Le nostre preferenze.
Le nostre paure.
Non è un tema ideologico.
È un tema di realtà.
Perché una società può anche convincersi di essere diventata equa.
Ma se continua a produrre differenze sistematiche tra persone, allora il problema non è scomparso.
Si è solo reso invisibile.
E ciò che è invisibile, spesso, è anche ciò che dura più a lungo.


