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L’insostenibile leggerezza dell’essere politico

  • 18 lug
  • Tempo di lettura: 1 min

Esiste una forma di leggerezza che in politica non è più tollerabile.

Non è quella di chi cambia idea.

Cambiare idea, in democrazia, è legittimo. A volte persino intelligente.


La vera leggerezza insostenibile e insopportabile è un’altra.

È attraversare anni di incarichi pubblici senza lasciare nulla.

Nessuna visione.

Nessuna riforma strutturale.

Nessuna assunzione di responsabilità reale.

Solo presenza continua, adattamento continuo, sopravvivenza continua.


Politici che ondeggiano da una posizione all’altra seguendo il clima del momento, il sondaggio del mese, l’equilibrio televisivo della settimana.

Sempre presenti.

Mai davvero incisivi.

Non governano i processi: li inseguono.

Non costruiscono direzioni: occupano spazi.


Qui il problema non è il cambiamento delle idee.

Il problema è l’assenza di una struttura morale e culturale che dia senso a quel cambiamento.


Perché una democrazia matura può accettare l’errore.

Può accettare il confronto.

Può accettare persino l’incoerenza, se spiegata con onestà.

Ma non può sopportare all’infinito il vuoto.


La politica non dovrebbe essere l’arte di restare a galla.

Dovrebbe essere la capacità di assumersi il peso delle decisioni, delle conseguenze e del futuro.

Forse il vero problema del nostro tempo non è l’eccesso di conflitto politico.

È la drammatica leggerezza di troppa parte della classe dirigente.

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