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La fine della prescrizione: una scelta di giustizia e responsabilità

  • Immagine del redattore: Caricasole Flavio
    Caricasole Flavio
  • 29 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 8 feb

Uno dei principi fondanti di Articolo 140 è semplice da enunciare, ma profondo nelle sue conseguenze: nel nostro ordinamento la responsabilità per un fatto non può estinguersi per il solo decorso del tempo.



Non è una forzatura emotiva né una posizione astratta. È una scelta politica consapevole, che nasce da una domanda essenziale: può il tempo, da solo, cancellare la responsabilità di un fatto che ha leso altri cittadini o l’interesse collettivo?


Per Articolo 140, la risposta è no.


La prescrizione nasce come garanzia, per evitare che una persona resti indefinitamente esposta all’azione penale dello Stato. Oggi, però, nel nostro sistema ha spesso assunto un’altra funzione.

In procedimenti complessi, in presenza di grandi interessi economici o di potere, la prescrizione non tutela più l’equità del processo, ma diventa uno strumento per sottrarsi al suo esito.

Non è necessario dimostrare la propria estraneità ai fatti. È sufficiente attendere, rallentare, moltiplicare gli adempimenti. Lasciare che lo Stato rinunci a giudicare.

Quando accade questo, non siamo di fronte a una garanzia. Siamo di fronte a una rinuncia alla giustizia.


Il tempo non cancella ciò che è accaduto. Non annulla il danno. Non restituisce ciò che è stato tolto.



La certezza del diritto non nasce dall’oblio, ma dalla decisione.


Abolire la prescrizione non significa accettare processi infiniti. Significa affermare un principio più esigente: lo Stato non può compensare la propria inefficienza rinunciando a giudicare.

Se un processo è troppo lungo, il problema è l’organizzazione della giustizia, non l’assenza della prescrizione.

Ogni reato produce una lesione. Esistono vittime, individuali o collettive, e interessi legittimi che lo Stato ha il dovere di tutelare.

Una giustizia che si arresta prima di pronunciarsi non tutela nessuno: non le vittime, non gli innocenti, non la credibilità delle istituzioni.

La prescrizione, così come oggi opera, non è neutra. Favorisce chi dispone di risorse, di tempo, di strategie dilatorie. Produce una diseguaglianza sostanziale che tradisce il principio di uguaglianza davanti alla legge.

Articolo 140 rifiuta questo modello.


Eliminare la prescrizione significa assumersi una responsabilità collettiva: lo Stato giudica, il cittadino risponde, la comunità non accetta scorciatoie fondate sul tempo.


Per questo Articolo 140 prende una posizione chiara:

– cancellazione della prescrizione del reato e del fatto compiuto

– piena tutela del diritto a un processo equo e celere– riconoscimento degli interessi legittimi delle vittime

– responsabilità che non si estingue per decorso temporale


La giustizia deve decidere. Assolvere o condannare, ma non può fermarsi.

Una società che accetta che il tempo sostituisca la verità rinuncia a una parte essenziale della propria idea di giustizia.

Articolo 140 sceglie una strada diversa: una giustizia che non dimentica, una giustizia che decide, una giustizia in cui la responsabilità non ha scadenza.

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