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La Repubblica si fonda sull'affidabilità

22 ago
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 23 ago

Quando si parla di politica si cercano quasi sempre qualità eccezionali.

Si cercano leader carismatici, persone brillanti, comunicatori efficaci, innovatori, uomini e donne capaci di distinguersi dagli altri.

Sono qualità importanti.

Ma raramente ci poniamo una domanda molto più semplice.

Di chi possiamo davvero fidarci?


Forse è questa la domanda più importante per una Repubblica.

Perché una democrazia non vive grazie ai discorsi più efficaci, alle promesse più convincenti o ai personaggi più popolari.

Vive grazie alle persone affidabili.

L'affidabilità è una virtù silenziosa.

Non conquista le prime pagine dei giornali.

Non genera applausi.

Non crea polemiche.

Eppure è il fondamento di ogni comunità.

Ogni volta che un insegnante entra in classe preparato.

Ogni volta che un medico si prende cura di un paziente.

Ogni volta che un artigiano svolge bene il proprio lavoro.

Ogni volta che un volontario dedica il proprio tempo agli altri.

Ogni volta che un amministratore prende una decisione pensando prima al bene comune che al proprio interesse.

La Repubblica diventa un po' più forte.


Esiste però un rischio che accompagna ogni responsabilità pubblica.

La tentazione.

La tentazione di mettere sé stessi prima delle istituzioni.

Di cercare il consenso invece della verità.

La visibilità invece del servizio.

La semplificazione invece della competenza.

L'interesse personale invece del bene comune.

Nessuno ne è immune.


Le tentazioni fanno parte della natura umana.

Per questo non servono a condannare le persone.

Servono a ricordarci quanto sia facile perdere la direzione quando il potere, il successo o l'ambizione prendono il posto della responsabilità.


Per fortuna esiste anche un'altra Italia.

È l'Italia che difficilmente compare nei dibattiti televisivi.

È composta da milioni di cittadini che ogni mattina si alzano, lavorano, educano i figli, assistono un familiare, fanno volontariato, rispettano le regole, pagano le tasse, mantengono la parola data e svolgono con serietà il proprio dovere.


Sono persone normali.

Non perché valgano meno,ma perché rappresentano la normalità migliore del nostro Paese.

Sono gli Invisibili.

Non sono invisibili perché non contano.

Sono invisibili perché la nostra attenzione è troppo spesso rivolta altrove.


Eppure è proprio su di loro che si regge la Repubblica.

Sono loro il nostro più grande patrimonio.

Il nostro capitale civico.


La politica dovrebbe imparare a guardarli con maggiore rispetto.

E ciascuno di noi dovrebbe domandarsi non quanto potere desidera avere, ma quanto affidabile desidera diventare.

Perché una Repubblica non diventa migliore quando produce più uomini forti.

Diventa migliore quando aumenta il numero delle persone sulle quali gli altri possono contare.


È questa l'Italia che Articolo140 desidera raccontare.

Un'Italia nella quale il valore di una persona non si misura dalla sua notorietà, ma dalla fiducia che è capace di generare.

La Repubblica vive della fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni.

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