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Le mele marce della piazza: perché punire tutti invece di colpire i violenti?

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Quando una manifestazione degenera in scontri, vediamo agire tre soggetti: le forze dell'ordine, i cittadini che manifestano pacificamente e i gruppi di violenti, spesso vestiti di nero, che trasformano la protesta in un'occasione di guerriglia urbana.


Tre soggetti diversi, tre ruoli diversi, tre responsabilità che non possono essere confuse.

I manifestanti devono essere lasciati manifestare. 

Il diritto di esprimere il dissenso è una libertà costituzionale che non può essere sacrificata per le azioni di una minoranza violenta.

Non è accettabile che, per colpa di alcuni, si finisca per restringere lo spazio di libertà di tutti.


La domanda, allora, è semplice: perché si assalta la folla di manifestanti, invece di concentrare gli sforzi su chi commette le violenze?

Le forze dell'ordine devono individuare i responsabili, identificarli, raccogliere le prove dei reati e portarli davanti alla giustizia.

Ma non basta. Occorre anche capire se dietro le azioni dei singoli esistano organizzazioni, finanziatori o una regia capace di coordinare e alimentare gli scontri.

Se il problema sono i violenti, è contro i violenti che bisogna agire.

Non contro il diritto di manifestare.


E qui nasce un interrogativo politico inevitabile.

Se le violenze si ripetono, ma non si riesce a individuare e perseguire efficacemente i responsabili e a chiarire le eventuali regie, mentre la risposta istituzionale finisce per limitare le libertà dei manifestanti pacifici, è legittimo chiedersi se il problema venga affrontato nel modo giusto.

E se non lo si affronta, o non si riesce a capire perché non lo si affronti, il sospetto che vi siano altri interessi o dinamiche in gioco diventa inevitabile.

Non è una prova di complicità. È una domanda alla quale le istituzioni hanno il dovere di rispondere.

Perché una democrazia non può accettare che la violenza di pochi diventi il pretesto per ridurre la libertà di molti.

E non può nemmeno chiedere ai cittadini di fidarsi senza pretendere risultati, trasparenza e responsabilità.

La polizia deve proteggere i cittadini e perseguire i violenti.

I manifestanti pacifici devono poter esercitare i propri diritti.

Chi organizza le violenze deve essere individuato.

Se questo equilibrio viene meno, non basta invocare più ordine pubblico.

Bisogna spiegare perché.

La libertà non si difende comprimendola.

Si difende rimuovendo ciò che la minaccia.

1 commento

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Franco
7 ore fa
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E' sacrosanto quanto dichiarato. Il fatto è che la "confusione" tra i 3 soggetti (pacifici, violenti e forze dell'ordine) offusca lo scenario e non ci fa capire la "verità" delle rivendicazioni e le motivazioni (spesso - speriamo - legittime) sottostanti. Poi, senza scadere nel complottismo, già in passato qualcuno ha provocato violenze (leggi stragi) per aprire la strada ad un possibile governo autoritario. fortunatamente non attuato. E' vero, ora la situazione è diversa dagli anni 70 e 80, però basta ascoltare le interviste delle persone comuni che sono state vicine ai luoghi della violenza. E' tutto un invocare fermezza e punizioni. E quindi questo orienterà il voto, sappiamo a favore di chi.

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