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Mai avremmo immaginato di diventare conservatori

  • Immagine del redattore: Caricasole Flavio
    Caricasole Flavio
  • 18 apr
  • Tempo di lettura: 1 min

All’inizio ci pensavamo progressisti.

Spinta al cambiamento. Voglia di innovare. Desiderio di rompere schemi che non funzionano più.

Oggi, paradossalmente, ci ritroviamo a essere conservatori.


Ma conservatori di cosa?

Non di privilegi. Non di rendite. Non di posizioni acquisite.

Conservatori dei valori costituzionali.

Quelli veri. Quelli scritti, ma soprattutto quelli vissuti — o che dovremmo vivere.


  • La dignità della persona.

  • L’uguaglianza davanti alla legge.

  • Il diritto al lavoro.

  • La tutela della salute.

  • L’istruzione accessibile a tutti.

  • La libertà di pensiero e di espressione.

  • La giustizia come equilibrio, non come vendetta.

  • La solidarietà sociale.

  • La partecipazione democratica.

  • La responsabilità individuale e collettiva.

  • La tutela dell’ambiente e del patrimonio comune.

  • Il ripudio della guerra.

  • Il rispetto delle istituzioni.

  • Il limite al potere.


Valori che non dovrebbero essere divisivi. E invece oggi sembrano quasi radicali.


Perché?

Perché nel tempo li abbiamo dati per scontati. Li abbiamo consumati. A volte svuotati. A volte piegati.


E allora sì, forse siamo diventati conservatori.

Ma nel senso più profondo e necessario del termine.

Vogliamo conservare ciò che tiene insieme una società.

Ciò che la rende civile.

Ciò che la rende viva.


Non ci vergogniamo di dirlo.

Anzi. In un’epoca in cui tutto cambia velocemente, forse la vera rivoluzione è difendere ciò che non dovrebbe cambiare mai.


Perché senza quei valori, non è solo la politica a perdere senso.

È la comunità stessa a smarrirsi.

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