Nazionalizziamo? Si dai!
Ci sono cose che non possono essere lasciate al mercato.
Acqua.
Salute pubblica.
Energia.
Istruzione.
Infrastrutture strategiche.
Esistono ambiti che non possono essere considerati semplicemente “mercati”.
Perché non riguardano consumi opzionali, ma diritti essenziali della persona e condizioni fondamentali della vita democratica.
Un cittadino non è un cliente quando ha bisogno di cure, quando necessita all’acqua, di energia per vivere, quando vuole accedere all'istruzione o richiede sicurezza.
Negli ultimi decenni molti di questi settori sono stati progressivamente spostati, totalmente o parzialmente, verso logiche private.
Spesso con una motivazione comprensibile: il settore pubblico, in molti casi, si è dimostrato lento, inefficiente, burocratico, incapace di innovare.
Negarlo sarebbe poco serio.
Ma da questo non può derivare la conclusione che i diritti fondamentali debbano dipendere principalmente da logiche economiche, finanziarie o di profitto.
Perché esiste una differenza enorme tra produrre beni e garantire diritti.
Il punto non è demonizzare l’impresa privata, che resta essenziale per innovazione, sviluppo e crescita economica.
Il punto è capire che esistono settori nei quali l’interesse collettivo deve rimanere prevalente e sotto controllo democratico.
Ed è per questo che alcune funzioni strategiche devono progressivamente tornare sotto una guida pubblica forte, competente e moderna.
Non un ritorno nostalgico allo Stato inefficiente.
Non una burocrazia che soffoca tutto.
Ma uno Stato capace di pretendere da sé stesso livelli di efficienza, rapidità e qualità almeno pari ai migliori operatori privati.
Questa dovrebbe essere la vera sfida politica dei prossimi anni.
Perché la soluzione non è scegliere tra pubblico inefficiente e privato dominante.
La soluzione è costruire un settore pubblico autorevole, competente e tecnologicamente avanzato, capace di proteggere i diritti essenziali senza trasformarli in privilegi economici.
Una democrazia matura non misura tutto soltanto in termini di profitto.
Ci sono cose che valgono troppo per essere affidate al mercato.
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