Patrimoniale: una parola che a noi non fa paura
Ma il vero problema è un altro.
Ogni volta che si parla di patrimoniale, il dibattito si blocca immediatamente.
La parola viene trattata come un tabù.
Come se mettere in discussione l’attuale distribuzione della ricchezza fosse, di per sé, un attacco alla libertà.
Eppure dovremmo avere il coraggio di guardare la realtà.
Negli ultimi decenni il libero mercato ha certamente prodotto innovazione, crescita e sviluppo.
Ma ha anche generato una concentrazione di ricchezza mai vista prima.
Pochissimi soggetti accumulano patrimoni enormi, mentre una parte crescente della popolazione perde potere d’acquisto, sicurezza sociale e possibilità reale di costruire il proprio futuro.
E questo dovrebbe portarci a una domanda molto semplice:
possiamo ancora parlare seriamente di pari opportunità?
Perché una società nella quale il punto di partenza economico determina quasi completamente il punto di arrivo non è più una società realmente aperta.
È una società bloccata.
Il problema non è la ricchezza in sé.
Chi crea valore, innova, rischia e costruisce impresa deve essere riconosciuto e tutelato.
Il problema nasce quando la ricchezza si concentra a livelli tali da alterare gli equilibri democratici, economici e sociali.
Perché enormi concentrazioni patrimoniali non producono soltanto disuguaglianza.
Producono potere.
Potere mediatico.
Potere finanziario.
Potere politico.
Capacità di influenzare mercati, informazione e decisioni pubbliche.
E a quel punto il mercato smette lentamente di essere libero.
Diventa un sistema che tende ad auto-proteggere chi è già dominante.
Una patrimoniale seria, intelligente e strutturale non dovrebbe nascere da una logica punitiva o ideologica.
Dovrebbe nascere dalla necessità di ristabilire equilibrio e coesione.
Perché una democrazia non può sopravvivere a lungo quando una parte della popolazione accumula patrimoni smisurati e un’altra perde progressivamente accesso alla casa, alla sanità, alla formazione e alla stabilità economica.
Siamo andati oltre la fisiologica differenza sociale.
Oggi il livello di concentrazione della ricchezza sta diventando incompatibile con una convivenza democratica sana.
E ignorarlo non renderà il problema meno reale.
Perfettamente d'accordo