Quando parliamo di politica, le parole non sono mai neutre
Anche un titolo può cambiare il modo in cui percepiamo un’istituzione.
Dopo le elezioni regionali sentiamo spesso dire: “ha vinto il governatore”.
È un termine entrato nel linguaggio giornalistico e nel dibattito pubblico.
Suona forte, immediato, quasi presidenziale.
Ma è coerente con la nostra Costituzione?
La risposta è semplice: no.
La Costituzione della Repubblica Italiana, all’articolo 121, stabilisce che sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente.
Il testo è chiaro: “Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile”.
La figura prevista è quindi il Presidente della Giunta regionale, non il “governatore”.
Il termine governatore non compare nella Costituzione.
È un’espressione mutuata da sistemi federali come quello degli Stati Uniti, dove il governor è il capo dell’esecutivo statale in un contesto costituzionale diverso dal nostro.
Attenzione anche a un altro punto: il Presidente del Consiglio regionale è un’altra figura ancora.
È il presidente dell’assemblea legislativa regionale, cioè di chi fa le leggi regionali.
Non guida l’esecutivo. Non governa. Presiede i lavori del Consiglio. È un ruolo distinto.
Dunque abbiamo tre livelli diversi:
Presidente della Giunta regionale (capo dell’esecutivo regionale);
Giunta regionale (organo esecutivo collegiale);
Consiglio regionale (organo legislativo);
Presidente del Consiglio regionale (garante del funzionamento dell’aula).
Chiamare il Presidente della Giunta “governatore” sposta il significato politico della carica.
Suggerisce un’investitura personale forte, quasi autonoma rispetto al sistema dei pesi e contrappesi.
Trasmette l’idea di un capo che governa direttamente un territorio, più che di un organo inserito in un equilibrio istituzionale.
Le ricadute non sono solo linguistiche.
Le parole influenzano la cultura politica.
Se abituiamo l’opinione pubblica a pensare in termini di “governatori”, rafforziamo una visione personalistica e verticale del potere regionale.
Se usiamo l’espressione costituzionale, ricordiamo che quella figura è parte di un sistema collegiale ed è responsabile davanti al Consiglio e agli elettori.
La denominazione più coerente con la nostra architettura istituzionale è quindi Presidente della Giunta regionale.
È quella prevista dall’articolo 121 della Costituzione.
È quella che tiene insieme rappresentanza, responsabilità e collegialità.
Non è una questione formale.
In una Repubblica parlamentare, anche a livello regionale, il potere non è mai solo individuale.
È distribuito. È limitato. È bilanciato.
Le parole possono rafforzare questa consapevolezza oppure indebolirla.
Se vogliamo una cultura istituzionale solida, forse dovremmo partire proprio da qui: chiamare le cose con il loro nome costituzionale.
Perché dietro ogni nome c’è un’idea di potere.
E l’idea di potere che abbiamo scelto nel 1948 non è quella del governatore, ma quella di un presidente inserito in un sistema di regole e responsabilità condivise.
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