Re-emigrazione coatta o migrazione volontaria?
E se, invece della remigrazione coatta di una minoranza composta da immigrati, emigrasse di propria sponte quella minoranza di cittadini astiosi, che non sopporta più la società in cui vive?
Alcuni gruppi, in diversi Paesi, sostengono la cosiddetta “re-emigrazione”: l'idea di rimandare nei Paesi d'origine intere categorie di persone che, secondo loro, non appartengono alle radici e alla tradizione della società in cui vivono.
È un'idea che non condivido.
Ma provo a rovesciare provocatoriamente il ragionamento.
Se una persona considera insopportabile una società multietnica, peraltro tutelata dalla Costituzione Italiana, perché deve necessariamente pretendere di cambiare la società degli altri? Perché non potrebbe semplicemente scegliere di vivere altrove?
Dopotutto, l'emigrazione è una delle esperienze più antiche della storia umana. Anche milioni di italiani hanno lasciato il proprio Paese perché cercavano condizioni economiche, politiche o sociali migliori.
E allora, se proprio vogliamo parlare di libertà di scegliere dove vivere, questa libertà dovrebbe valere per tutti.
Chi desidera vivere in una società culturalmente omogenea potrebbe scegliere un Paese più vicino alle proprie aspettative. Potrebbe partire e costruirsi altrove la società che desidera.
Senza cacciare nessuno.
Il punto è semplice: si può discutere di immigrazione, integrazione, sicurezza, cittadinanza e dei limiti dell'accoglienza.
Ma non si può trasformare il desiderio di una minoranza in un diritto di decidere chi può appartenere alla società e chi deve esserne espulso.
E qui c'è un'altra questione che mi preoccupa.
La reemigrazione è un'idea assolutamente minoritaria nella nostra società.
Eppure le viene spesso dedicato uno spazio enorme.
Perché?
Perché ripetere continuamente un concetto può finire per normalizzarlo.
Ciò che ieri sembrava impensabile, dopo essere stato continuamente discusso, commentato e rilanciato, rischia semplicemente di diventare una delle tante opinioni alle quali ci si abitua.
E allora forse vale la pena ricordarlo: una società libera non deve espellere chi non si riconosce in essa. Può semplicemente lasciargli la libertà di cercarne un'altra.
Senza togliere a nessun altro la libertà di vivere qui.
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