S.C.O...la patria chiamò!
- 8 lug
- Tempo di lettura: 1 min
Servizio civile obbligatorio dopo la maturità.
Un’idea che può sembrare controcorrente.
E per qualcuno, persino inutile.
Ma fermiamoci un attimo a ragionare.
Per anni abbiamo avuto il servizio militare.
Un passaggio obbligato, spesso vissuto come imposizione.
Oggi quel modello appare superato.
Non è più il tempo di preparare i giovani alla guerra.
Ma forse è ancora il tempo di prepararli alla società.
Perché oggi manca qualcosa.
Manca un momento di passaggio.
Un’esperienza comune che segni l’ingresso nella vita adulta.
Un tempo in cui si esce dalla dimensione individuale per confrontarsi con il bene collettivo.
E allora la proposta cambia significato.
Non più un obbligo militare. Ma un servizio civile.
Dodici mesi per contribuire davvero: assistenza, ambiente, protezione civile, educazione, supporto alle comunità locali.
Non un parcheggio. Non un rito vuoto. Un’esperienza formativa.
Per capire come funziona il Paese.
Per misurarsi con responsabilità reali.
Per incontrare realtà diverse dalla propria.
Per sviluppare competenze, ma anche consapevolezza.
E c’è un altro aspetto, forse ancora più importante.
In una società sempre più frammentata, individualista, dove ognuno vive nella propria bolla, il servizio civile può diventare uno spazio di incontro.
Tra territori. Tra classi sociali. Tra visioni diverse.
Un luogo dove si costruisce, concretamente, il senso di comunità.
Certo, resta la parola “obbligatorio”. E con essa, il dubbio.
Ma forse alcune esperienze, proprio perché fondamentali, devono essere garantite a tutti.
Non per limitare la libertà. Ma per costruirne le basi.
Una società non regge solo sui diritti.
Regge anche sulla capacità dei suoi cittadini di sentirsi parte di qualcosa di più grande.
E forse dodici mesi dedicati a questo non sono tempo perso.
Sono tempo investito.
Forse servirebbe più ai 30enni che ai maturandi. Paradossalmente la scuola dona molto senso di comunità, che si perde invece entrando nel mondo del lavoro. Entrata che, come sappiamo benissimo, è anche molto difficoltosa e rende i giovani indipendenti troppo tardi rispetto al resto d'europa.